Sinceramente, colleghi consiglieri, speravo che il nostro comune assurgesse alla ribalta mediatica
per azioni e fatti qualificanti di cui esser orgogliosi.
Il nostro comune che ha celebrato, e giustamente con orgoglio, di essere stato il primo comune in
Italia già un millennio fa, a veder riconosciuta la propria capacità di autonoma e corretta gestione
della cosa pubblica, oggi si trova inguaiato in situazioni non onorevoli.
- Speravo che fossimo additati e posti a pubblico esempio dai media per qualche azione positiva
come ad esempio: il comune che è riuscito a progettare ed eseguire una qualificante pista ciclabile
che attraversi tutto il nostro territorio. -Niente- Anzi l’unica semplice pista esistente che scorre a
ridosso della SR 249 è stata mutilata e strozzata per far spazio ad un accesso carraio a servizio di di
una struttura ricettiva privata;
- oppure perché fossimo stati fautori di un impianto fotovoltaico per la formazione di energia
elettrica magari per aver coperto con pannelli li stalli del parcheggio marra offrendo un servizio
qualificato, con l’ombra, ai turisti fruitori, -niente-
- oppure esser stati inseriti e premiati come “comuni ricicloni” al ministero dell’ambiente invece
niente, siamo tra i 5 comuni sui 36 appartenenti al consorzioVR2 che non sono premiati;
- oppure infine esser magari insigniti della bandiera blue per qualità ambientale ed accoglienza
turistica come Verbania sul lago maggiore e Sirmione sul nostro – niente-.
Siamo arrivati alla ribalta della cronaca giornalistica locale e nazionale nonché sui media
nazionali regionali e locali per una vicenda sconsolante e che, se confermata nella sua gravità,
getta discredito, disaffezione ed una pesante ombra di sospetto sul comune di Lazise e sulla sua
Amministrazione.
Siamo davanti a notizie di cronaca, che come tali devono essere serenamente trattate e valutate,
anche se è ineluttabile che le stesse danno conto di una attività investigativa della magistratura
che ha portato alla formalizzazione dei provvedimenti restrittivi che conosciamo, cioè sequestri
di cantieri edili per diverse irregolarità tra le quali, il non rispetto delle norme urbanistiche ed
ambientali.
Le notizie diffuse dalla stampa e dai media sulle attività degli inquirenti, a meno che non si voglia
sostenere che si tratti di montatura giornalistica piuttosto che di una azione ridondante degli
investigatori, sono di quelle che fanno sobbalzare il cittadino comune per la loro virulenza con un
conseguente sgomento di fronte ad atti e fatti, che se confermati, fanno scemare sia fiducia che
certezza della legalità in tutto un settore delicatissimo come quello dell’edilizia sul Garda e d in
particolare la fiducia scema verso gli operatori del settore che ne sono coinvolti quali professionisti,
progettisti, direttori lavori, imprese edili e sopratutto verso la pubblica amministrazione.
Posso addirittura comprendere, anche se non approvo, che il Sindaco, anche sulla stampa provi
a minimizzare l’accaduto, per tentare di salvare, a posteriori l’immagine dell’amministrazione,
ma tant’è, se i fatti saranno confermati, il coinvolgimento della amministrazione è reale ed è un
problema pesante di responsabilità
E’ un coinvolgimento dell’amministrazione comunale che attiene a diversi aspetti che sono sia di
tipo tecnico che politico.
Tra gli aspetti tecnici ci sono quelli professionali personali che evidentemente non sono oggetto
ne compito di valutazione di questo consiglio comunale – altre sono le sedi deputate a ciò – ma ci
sono anche quelli relativi alle competenze degli uffici comunali per quanto attiene il non completo
controllo o i non corretti procedimenti istruttori che nei diversi iter si sono seguiti. Questi si sono
valutabili da questo consesso.
A tal proposito sarebbe interessante capire perché l’ufficio edilizia registra l’abbandono del
responsabile solo dopo 9 mesi di servizio. La scelta di un tecnico esterno, di questo tecnico voluto e
nominato dal sindaco, non poteva essere foriera di continuità organizzativa e gestionale dell’ufficio.
Ma pur all’interno di un contratto a tempo (cioè sino alla fine del mandato del sindaco) stupisce
fortemente che già dopo soli 9 mesi il tecnico abbandoni. Evidentemente l’aria che si respoira in
quell’ufficio deve essere pesante. Peraltro il sottoscritto in questa sede aveva invitato il sindaco a
non percorrere la strada dell’incarico esterno, il sindaco l’ha voluta percorrere ed ora ci troviamo
di nuovo con la direzione dell’ufficio scoperta a dover nominare ed istruire un nuovo tecnico.
ABBIAMO PERSO 9 MESI, non mi sembra lungimirante e funzionale questo modo di gestire i
servizi e le maestranze comunali.
Ma ancora di più, tornando al coinvolgimento dell’Amministrazione comunale sui fatti in
discussione, per quanto qui interessa, ci sono gli aspetti politici con le conseguenti responsabilità
degli amministratori coinvolti.
Sono responsabilità politiche precise quelle in capo a sindaco ed assessori delegati che non hanno
saputo governare l’utilizzo del territorio affidato loro dagli elettori, non rispettando e non facendo
rispettare le regole che loro medesimi avevano approvato. Questi amministratori non potevano non
sapere. Non potevano non sapere quali erano i vincoli ed i limiti per gli interventi edilizi
E’ una responsabilità politica che troppo semplicisticamente è stata scaricata sugli uffici o alla
sola professionalità tecnica di amministratori comunali, è fuor di dubbio che un politico, un
amministratore, un assessore, un sindaco quando assumono un ruolo pubblico lo assumono a
tutto tondo e non può minimamente esser fatto un distinguo tra attività professionale e politica a
maggior ragione se l’attività professionale è fortemente connessa con le scelte politiche, oppure
distinguere il generico ruolo di tutore della legalità e non assumere responsabilità per gli errori
dell’ufficio del proprio assessorato.
Persino ministri della repubblica, anche recentemente, per vicende personali ritenute incompatibili
con il ruolo e l’austerità della funzione, hanno fatto un passo indietro per correttezza politica e per
non svilire l’istituzione che rappresentavano.
A dir il vero un altro tecnico che dal consiglio era stato incaricato di pubbliche funzioni, investito,
da un punto di vista professionale personale dall’intervento della magistratura ha fatto u passo
indietro, anche se dopo le richieste delle opposizioni, ed ha rassegnato le proprie dimissioni
dall’incarico pubblico – e questo a prescindere dal risultato dell’indagine – e, lasciando il
ruolo che ricopriva, consente all’istituzione in cui operava di agire in serenità e trasparenza.
Atteggiamento apprezzabile e corretto. Non è dignitoso infatti avere una funzione politica pubblica
e contemporaneamente una situazione personale che configgono ed ostinarsi a non vederne
l’incompatibilità. Perché non dovrebbe esser così anche per gli altri amministratori coinvolti ?
Parecchie tra le persone che incontro in questi giorni si domandano e mi domandano cosa stia
succedendo in comune:
cantieri sequestrati, dimissioni di un componente della commissione edilizia, dimissioni del tecnico
comunale,… colleghi consiglieri, è difficile dir loro che è normale routine ed avvicendamento e che
gli eventi tra loro non sono collegati.
La gente chiede verità e trasparenza e soprattutto chiede che coloro che amministrano il comune
siano credibili, liberi da condizionamenti e l’azione amministrativa sia lineare e trasparente.
Ora, colleghi consiglieri non credo che nessuno di noi possa assistere acriticamente e passivamente
a quanto sta succedendo ma si debba chiedere quale sia il proprio ruolo e quale la sua funzione
di consigliere, se cioè comunque appoggiare le scelte del proprio gruppo di appartenenza o
prioritariamente ricercare un atteggiamento e delle prese di posizione che facciano trasparire senza
ombra di dubbio il ruolo super partes nella gestione della cosa pubblica.
Certamente ogni scelta, in un verso o nell’altro comporta una responsabilità pubblica oltre che
giuridica anche se a volte impopolare.